TELETHON INVESTE SULLA RICERCA SCIENTIFICA VENETA
Assegnati dalla Commissione medico scientifica internazionale i fondi 2010 per le malattie genetiche: ben sette laboratori veneti hanno meritato un finanziamento, per un totale di 900 mila euro
In arrivo 900 mila euro da Telethon per la ricerca scientifica in Veneto: dopo la valutazione da parte della Commissione medico scientifica della Fondazione, infatti, sette gruppi di ricerca veneti impegnati nella lotta alle malattie genetiche hanno meritato un finanziamento. Salgono così a 33,8 milioni di euro i fondi totali stanziati ad oggi da Telethon nella regione. Carla Voltattorni, dell’Università di Verona, è al suo primo finanziamento Telethon e coordinerà un progetto multicentrico sull’iperossaluria primaria di tipo I, malattia genetica dovuta alla deficienza di un enzima epatico che provoca la deposizione di cristalli di ossalato di calcio in tutto il corpo. Ad oggi le uniche due possibilità di cura sono la terapia con piridossina, che è efficace solo nel 10-30% dei pazienti, e il trapianto di fegato, una procedura piuttosto invasiva e problematica. Questo progetto proverà a far luce sia sui meccanismi, ancora poco chiari, della malattia, sia sulle diversità di risposta al trattamento. Due sono invece i nuovi progetti finanziati da Telethon presso l’Università di Padova. Il primo è quello condotto da Lodovica Vergani, che studia i meccanismi molecolari delle malattie mitocondriali. I mitocondri sono le centrali energetiche della cellula, responsabili della produzione della maggior parte dell'energia che serve al nostro corpo. I mitocondri sono dotati di un proprio Dna di forma circolare, che talvolta può contenere degli errori che causano malattie nell’uomo. Nella maggior parte dei pazienti con difetti del Dna mitocondriale esistono anche copie di Dna normale: in questo progetto i ricercatori cercheranno di trovare delle strategie per “favorire” le molecole di Dna corrette, per provare poi ad applicare queste conoscenze nel trattamento delle malattie mitocondriali. L’altro progetto è quello a cui partecipa Paolo Bonaldo, che riguarda lo studio dei meccanismi dell’autofagia, una strategia di eliminazione delle sostanze tossiche molto conservata a livello evolutivo che permette alle cellule di distruggere rapidamente strutture indesiderate che vengono a formarsi al loro interno. Meccanismo molto importante in condizioni normali, l’autofagia può avere un ruolo decisivo anche nel contesto di diverse malattie degenerative: Bonaldo proverà in particolare a studiarne il ruolo in due malattie genetiche su cui lavora da anni, la distrofia muscolare di Ullrich e la miopatia di Bethlem. Sempre a Padova, presso l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche, Giorgio Carmignoto lavorerà in collaborazione con altri 4 gruppi di ricerca italiani per studiare i meccanismi alla base dell’epilessia mioclonica dell’infanzia: questa rara malattia genetica si manifesta con crisi convulsive e febbre già nel primo anno di età e porta rapidamente a un deterioramento intellettivo, con crisi resistenti alla terapia farmacologica. Inoltre, Rosario Rizzuto dell’Università di Padova e Luca Scorrano dell’Istituto veneto di medicina molecolare (Vimm) parteciperanno a un ampio programma di ricerca collaborativo incentrato sulle malattie mitocondriali, un gruppo eterogeneo di patologie dovute a un errato funzionamento dei mitocondri, le centrali energetiche delle nostre cellule. Infine, Benedetto Roiter della Ulss 9 di Treviso prenderà parte a uno studio clinico per il trattamento preventivo con l'antibiotico doxiciclina delle persone a rischio di insonnia fatale familiare, malattia neurodegenerativa ad esito fatale caratterizzata da insonnia progressiva e alterazioni delle funzioni neurovegetative. In totale sono 12,3 milioni di euro – 2,3 milioni in più rispetto al 2009 - i fondi stanziati quest’anno da Telethon per progetti di ricerca che si svolgeranno in istituti di ricerca pubblici o privati non profit. Con questi fondi sono stati finanziati incentrati su diverse patologie di origine genetica, che coinvolgeranno ben 73 laboratori di ricerca distribuiti sull’intero territorio nazionale, oltre al primo anno di 3 programmi di ricerca multicentrici. «Siamo molto soddisfatti di questo risultato» ha dichiarato Lucia Monaco, direttore scientifico di Telethon. «Quest’anno abbiamo potuto premiare un maggior numero di progetti rispetto al 2009, riportando la percentuale di successo vicina al 20%, che è considerato il valore ideale in cui si colloca l’eccellenza e da cui l’anno scorso, per limitatezza di fondi, ci eravamo allontanati significativamente». Anche quest’anno Gsk ha sostenuto i lavori della Commissione medico scientifica di Telethon.
(26/07/2010)
   
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TELETHON INVESTE SULLA RICERCA SCIENTIFICA VENETA
Assegnati dalla Commissione medico scientifica internazionale i fondi 2010 per le malattie genetiche: ben sette laboratori veneti hanno meritato un finanziamento, per un totale di 900 mila euro
In arrivo 900 mila euro da Telethon per la ricerca scientifica in Veneto: dopo la valutazione da parte della Commissione medico scientifica della Fondazione, infatti, sette gruppi di ricerca veneti impegnati nella lotta alle malattie genetiche hanno meritato un finanziamento. Salgono così a 33,8 milioni di euro i fondi totali stanziati ad oggi da Telethon nella regione. Carla Voltattorni, dell’Università di Verona, è al suo primo finanziamento Telethon e coordinerà un progetto multicentrico sull’iperossaluria primaria di tipo I, malattia genetica dovuta alla deficienza di un enzima epatico che provoca la deposizione di cristalli di ossalato di calcio in tutto il corpo. Ad oggi le uniche due possibilità di cura sono la terapia con piridossina, che è efficace solo nel 10-30% dei pazienti, e il trapianto di fegato, una procedura piuttosto invasiva e problematica. Questo progetto proverà a far luce sia sui meccanismi, ancora poco chiari, della malattia, sia sulle diversità di risposta al trattamento. Due sono invece i nuovi progetti finanziati da Telethon presso l’Università di Padova. Il primo è quello condotto da Lodovica Vergani, che studia i meccanismi molecolari delle malattie mitocondriali. I mitocondri sono le centrali energetiche della cellula, responsabili della produzione della maggior parte dell'energia che serve al nostro corpo. I mitocondri sono dotati di un proprio Dna di forma circolare, che talvolta può contenere degli errori che causano malattie nell’uomo. Nella maggior parte dei pazienti con difetti del Dna mitocondriale esistono anche copie di Dna normale: in questo progetto i ricercatori cercheranno di trovare delle strategie per “favorire” le molecole di Dna corrette, per provare poi ad applicare queste conoscenze nel trattamento delle malattie mitocondriali. L’altro progetto è quello a cui partecipa Paolo Bonaldo, che riguarda lo studio dei meccanismi dell’autofagia, una strategia di eliminazione delle sostanze tossiche molto conservata a livello evolutivo che permette alle cellule di distruggere rapidamente strutture indesiderate che vengono a formarsi al loro interno. Meccanismo molto importante in condizioni normali, l’autofagia può avere un ruolo decisivo anche nel contesto di diverse malattie degenerative: Bonaldo proverà in particolare a studiarne il ruolo in due malattie genetiche su cui lavora da anni, la distrofia muscolare di Ullrich e la miopatia di Bethlem. Sempre a Padova, presso l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche, Giorgio Carmignoto lavorerà in collaborazione con altri 4 gruppi di ricerca italiani per studiare i meccanismi alla base dell’epilessia mioclonica dell’infanzia: questa rara malattia genetica si manifesta con crisi convulsive e febbre già nel primo anno di età e porta rapidamente a un deterioramento intellettivo, con crisi resistenti alla terapia farmacologica. Inoltre, Rosario Rizzuto dell’Università di Padova e Luca Scorrano dell’Istituto veneto di medicina molecolare (Vimm) parteciperanno a un ampio programma di ricerca collaborativo incentrato sulle malattie mitocondriali, un gruppo eterogeneo di patologie dovute a un errato funzionamento dei mitocondri, le centrali energetiche delle nostre cellule. Infine, Benedetto Roiter della Ulss 9 di Treviso prenderà parte a uno studio clinico per il trattamento preventivo con l'antibiotico doxiciclina delle persone a rischio di insonnia fatale familiare, malattia neurodegenerativa ad esito fatale caratterizzata da insonnia progressiva e alterazioni delle funzioni neurovegetative. In totale sono 12,3 milioni di euro – 2,3 milioni in più rispetto al 2009 - i fondi stanziati quest’anno da Telethon per progetti di ricerca che si svolgeranno in istituti di ricerca pubblici o privati non profit. Con questi fondi sono stati finanziati incentrati su diverse patologie di origine genetica, che coinvolgeranno ben 73 laboratori di ricerca distribuiti sull’intero territorio nazionale, oltre al primo anno di 3 programmi di ricerca multicentrici. «Siamo molto soddisfatti di questo risultato» ha dichiarato Lucia Monaco, direttore scientifico di Telethon. «Quest’anno abbiamo potuto premiare un maggior numero di progetti rispetto al 2009, riportando la percentuale di successo vicina al 20%, che è considerato il valore ideale in cui si colloca l’eccellenza e da cui l’anno scorso, per limitatezza di fondi, ci eravamo allontanati significativamente». Anche quest’anno Gsk ha sostenuto i lavori della Commissione medico scientifica di Telethon.
(26/07/2010)
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| Medaglia di Galileo a Laura Zegna |
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Dalla parte del paesaggio: un riconoscimento, un incontro, un anniversario
Nell’aula magna del Dipartimento di Biologia il vice-sindaco Ivo Rossi conferirà il riconoscimento alla responsabile dell’Oasi Zegna.
L’Oasi naturalistica Zegna è un progetto di valorizzazione ambientale, realizzato in un vasto territorio montano del Biellese, dove il Gruppo Zegna, col patrocinio della Regione Piemonte, prosegue la grande opera di rimboschimento e abbellimento della montagna iniziata nel 1938 da Ermenegildo Zegna che non aveva a cuore solo la propria industria laniera, ma anche il benessere degli operai. 'La fabbrica e l’oasi. L’opera di Ermenegildo Zegna e il paesaggio del Biellese', sarà l’argomento dell'incontro che seguirà la cerimonia. L'incontro rientra nel corso Giardini e paesaggi: vent’anni dopo, coordinato da Antonella Pietrogrande e prevede la partecipazione di Elena Accati, dell'Università di Torino, e Gianpaolo Barbariol, Capo Settore Verde, parchi e giardini del Comune di Padova. L'iniziativa sarà l'occasione per premiare la responsabile dell'Oasi, Laura Zegna, e festeggiare i vent’anni di attività di formazione svolta dal Gruppo Giardino Storico dell’Università di Padova. Dalle ore 16.30 in Aula Magna del Dipartimento di Biologia, via Giuseppe Colombo 3, Padova
(17/02/2010)
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Padova campione regionale di Primo Soccorso
La squadra dei Volontari del Soccorso di Cittadella in rappresentanza della provincia di Padova, ha vinto la gara regionale di primo soccorso organizzata domenica 8 giugno a Peschiera del Garda
Va alla provincia di Padova rappresentata dal Gruppo dei Volontari del Soccorso di Cittadella, il titolo 2008 di migliori soccorritori della regione. E’ stato ottenuto domenica 8 giugno a Peschiera del Garda (Verona), sede della gare regionali di primo soccorso della Croce Rossa Italiana, organizzate egregiamente dal Gruppo CRI cittadino. Seconda la formazione della provincia di Treviso che ha vinto anche il titolo speciale per il miglior soccorso psicologico, offerto dalla municipalità di Peschera del Garda rappresentata dal sindaco Umberto Chincarini. Terza la squadra che rappresentava la provincia di Belluno e quarta quella di Vicenza. Grande soddisfazione è stata espressa da Anna Maria Colombani presidente del Comitato provinciale di Padova della CRI, da Simone Pegge Ispettore provinciale dei Volontari del Soccorso e da Ornella Pettenuzzo Ispettore dei Volontari del Soccorso di Cittadella che avendo vinto lo scorso maggio il titolo provinciale nelle gare svoltesi a Padova, hanno portato i colori della provincia di Padova. Le sei simulazioni, altamente realistiche, si sono svolte all’interno dell’area del Forte Papa, impegnando numerosi volontari nei ruoli di feriti con trucchi cinematografici realizzati dai truccatori della Croce Rossa, ed ancora giudici, personale di segreteria e dell’organizzazione logistica. Le squadre di intervento erano formate da 6 soccorritori, ed hanno affrontato a rotazione tutte le stazioni con un tempo massimo di 10 minuti per eseguire il primo soccorso. Alle prove è seguito il pranzo dopo il quale, alle 14,30, si sono svolte le premiazioni alla presenza del sindaco, di Edda Cattich Dall’Antonia presidente della 5° Centro di mobilitazione CRI, di Paolo Nicoli vice Ispettore nazionale dei Volontari del soccorso, di ed altre autorità in rappresentanza delle componenti del Corpo Militare e delle Infermiere Volontarie. Per la squadra dei VVdS di Cittadella il nuovo impegno è fissato per l’11 ottobre quando a Paestum in Campania, rappresenteranno il Veneto alle gare nazionali di primo soccorso. Il Gruppo della CRI di Cittadella è di recente costituzione, è attivo dal 2005 e conta 90 volontari. Anche per questo il risultato ottenuto è ancora più ricco di soddisfazioni.
(10/06/2008)
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Vicini alla ricerca: la solidarietà incontra la scienza
Al centro dell’incontro presso il Complesso Interdipartimentale Vallisneri di Padova i progressi più recenti degli studi condotti da Telethon sulla miopatia di Bethlem e la distrofia di Ullrich
La ricerca della Fondazione Telethon ha aperto i suoi laboratori al pubblico. Lo ha fatto sabato 7 giugno, a Padova e in altre 7 città, per spiegare al pubblico i principi fondamentali della genetica, per mostrare come lavorano gli scienziati e per aggiornare i malati e tutte le persone interessate sullo stato dell’arte della ricerca sulle malattie genetiche. Il tema dell’incontro tenutosi presso i laboratori del Complesso Interdipartimentale Vallisneri è stato la miopatia di Bethlem e la distrofia di Ullrich, due malattie degenerative dei muscoli. A parlarne Paolo Bernardi, professore presso il Dipartimento di Scienze Biomediche Sperimentali e Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e Paolo Bonaldo, professore presso il Dipartimento di Istologia, Microbiologia e Biotecnologie Mediche, che, grazie ad un finanziamento avuto da un bando Telethon, lavorano ad un progetto di ricerca su questa grave patologia genetica. ''I risultati ottenuti rappresentano un deciso passo avanti verso la terapia della distrofia muscolare congenita di Ullrich e della miopatia di Bethlem, e forse anche di altre forme di distrofia muscolare – ha affermato Paolo Bernardi –. Questi studi rappresentano, inoltre, una importante 'prova di principio' che è possibile sviluppare trattamenti farmacologici razionali se si capiscono i meccanismi delle malattie. Non si può però fare ricerca avanzata senza fondi adeguati: il nostro lavoro è anche la dimostrazione che la sinergia fra Fondazioni con elevati standard di qualità nella selezione dei progetti (come Telethon) e Università di eccellenza può portare a risultati importanti anche in Italia. Sarebbe auspicabile che questa sinergia trovasse espressione in una vera e propria convenzione fra Università di Padova e Telethon per potenziare il reclutamento di ricercatori capaci di perseguire obiettivi innovativi''. ''Questa ricerca testimonia ancora una volta da un lato l'alta qualità scientifica che da sempre caratterizza il lavoro dei ricercatori dell'Università di Padova – ha affermato Renato Bozio, Prorettore con delega per la ricerca dell’Università di Padova intervenuto alla giornata –, dall'altra mostra come sinergia, collaborazione e adeguati investimenti possano portare a risultati di eccellenza. Le collaborazioni di questo tipo sono particolarmente importanti soprattutto in Italia, un Paese che destina alla ricerca meno dell'1% del Pil e permettono, unitamente alla politica di sostegno alla ricerca che il nostro Ateneo sta portando avanti con convinzione, di raggiungere traguardi scientifici di portata internazionale''. Sono inoltre intervenuti Alberto Fontana, presidente dell’UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), Giannantonio Bresciani, coordinatore territoriale Telethon e Omero Toso, Vice Presidente Comitato Telethon Fondazione Onlus, che ha sostenuto: ''Questa giornata rappresenta per la nostra organizzazione un ulteriore passo per avvicinare il grande pubblico ai temi della ricerca scientifica. A questo si aggiunge poi la volontà di rafforzare la squadra Telethon, fatta di ricercatori, partner di raccolta e associazioni di malati che, con il loro sostegno, ci permettono di avvicinarci sempre di più alla cura''.
(07/06/2008)
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L'istituto oncologico veneto istituisce la clinica dei tumori ereditari del nord est
Per la prima volta la medesima struttura si dedicherà alla diagnosi e alla cura delle neoplasie ereditarie endocrine, del colon, della mammella e delle ovaie
Si chiamerà Clinica dei Tumori Ereditari o secondo gli standard internazionali Familial Cancer Clinic, la nuova struttura creata dall’Istituto Oncologico Veneto al fine di riunire tutte le competenze presenti nel territorio nell’ambito dell’oncogenetica clinica. La nuova frontiera della lotta contro il cancro è infatti proprio quella che studia e combatte i tumori con una base eredo-familiare che rappresenta nel nord est, come in tutta Italia, una quota stimabile tra il 5 ed il 10% dei casi che hanno contratto la malattia. Identificare la mutazione genetica che ha causato la trasmissione ereditaria di un tumore è molto importante. Consente, non solo, di adottare le misure diagnostico terapeutiche più idonee per quel particolare paziente con tumore ereditario, ma anche di fare una diagnosi precoce nei portatori sani della mutazione, riducendo e talora portando a zero il rischio di tumore. ''Grazie a questo progetto – sottolinea Pier Carlo Muzzio, commissario straordinario dell’Istituto Oncologico Veneto – la Clinica dei Tumori Ereditari riunirà in un unico centro uno staff medico di alto livello che, seguendo un approccio multidisciplinare, potrà dedicarsi contemporaneamente alla diagnosi ed alla cura delle neoplasie ereditarie endocrine, a quelle del colon, della mammella e dell’ovaio. In molti centri di oncologia sono già sorte strutture specifiche in grado di diagnosticare ed assistere casi di neoplasia eredo-familiare, tuttavia nessuna di queste è in grado di fornire l’assistenza a vasto raggio che noi possiamo garantire da ora. Il nostro scopo è di creare una rete di sinergie non solo all’interno della nostra struttura ma anche con i centri già attivi in tutto il territorio del nord est''. L’obbiettivo dell’Istituto Oncologico Veneto è quello di poter garantire ai pazienti, con un investimento di circa 1 milione di euro in 5 anni, un’assistenza completa, grazie al coordinamento e alla collaborazione tra staff medici e all’integrazione costante tra attività di laboratorio e attività clinica. ''La nascita di una Familial Cancer Clinic che riunisca all'interno dello IOV tutte le competenze che si occupano di tumori eredo-familiari è da salutare con grande soddisfazione – mette in risalto il professor Alberto Amadori, Direttore Scientifico dell’Istituto Oncologico Veneto - poiché da un lato testimonia la volontà dello IOV di 'fare squadra' con le altre realtà padovane e regionali, oltre che nazionali, per il miglioramento dei livelli di ricerca e di assistenza e dall'altro rappresenta il coronamento di uno sforzo di anni di ricerca traslazionale, che consente la trasformazione di scoperte fondamentali in applicazioni cliniche. Da più di dieci anni, grazie al lavoro del gruppo della Professoressa D'Andrea, si è infatti stabilita una rete sul territorio nazionale tra tutti i centri che si occupano di cancro eredo-familiare di mammella e ovaio; presso lo IOV sono state già identificate oltre 120 famiglie portatrici di mutazione, e testati più di 1000 soggetti per la presenza di alterazioni geniche responsabili dell'insorgenza del tumore. Negli ultimi 5 anni lo stesso sforzo si è esteso al melanoma eredo-familiare; ora, altre patologie quali quelle neuro-endocrine e quelle del colon-retto verranno ad aggiungersi in un unico Centro di alta specializzazione, aumentando sempre più la massa critica''. La struttura accoglierà pazienti provenienti da tutto il nord est. ''La Clinica dei Tumori Ereditari – mette in evidenza Giuseppe Opocher, in qualità di direttore della nuova struttura – seguirà passo per passo il paziente, dalla consulenza genetica all’analisi del DNA fino all’identificazione dell’alterazione genetica responsabile, alla messa in atto di procedure diagnostiche e terapeutiche personalizzate e alla predisposizione di un programma di prevenzione specifico. In questa prima fase ci dedicheremo ai tumori del colon-retto, della mammella, dell’ovaio e a quelli endocrini, che rappresentano la casistica più significativa e presentano fra loro una serie complessa di correlazioni. Tuttavia abbiamo già avviato nuove partnership ed a breve avvieremo un ambulatorio per le forme familiari di melanoma''. L’obbiettivo che si pone in prospettiva la Familial Cancer Clinic dell’Istituto Oncologico Veneto è di riunire sotto un unico tetto l’intera filiera dell’oncogenetica clinica che, rappresentando un filone di ricerca ancora molto giovane, potrebbe risultare fondamentale per tutto l’ambito di studio dei tumori.
(21/05/2008)
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