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Il tempo invecchia in fretta
Antonio Tabucchi
Feltrinelli
171 pg.
15 euro
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“Il tempo invecchia in fretta”, penultimo libro dello scrittore Antonio Tabucchi, si legge tutto d’un fiato attraverso i nove racconti che lo compongono. Protagonista assoluto è il tempo che emerge dalle vite dei vari personaggi, scorre incessantemente, incalza e, talvolta, “scappa via come aria dal forellino minuscolo di un palloncino”.
Un ex agente della Stasi ė il protagonista del capitolo “I morti a tavola”; ha nostalgia dei “vecchi tempi”, quando il muro ancora si ergeva dividendo in due Berlino e la sua vita aveva un senso”: sua moglie Renate non era ancora morta e lui trascorreva le giornate spiando “il testone” Bertold Brecht, famoso drammaturgo della defunta Repubblica Democratica Tedesca.
In un altro racconto una donna sulla quarantina, ospitata a Ginevra dai familiari del coniuge, fa propri i ricordi appartenenti a una nonna mai conosciuta e riflette amaramente sul tempo che eclissa e scorre senza tregua, in relazione alla sua condizione esistenziale di madre mancata (“quasi quarant’anni e non ho ancora fatto un figlio”).
In “Fra generali”, in mezzo a tante congetture, vi è la certezza che due uomini, ormai agli sgoccioli delle proprie vite, avrebbero potuto esser grandi amici se non avessero dovuto combattere l’uno contro l’altro in schieramenti opposti durante l’invasione russa dell’Ungheria nel 1956.
Carinissimo è il racconto “Nuvole”, strutturato sotto forma di dialogo. In un località di villeggiatura in Croazia Isabèl, una ragazzina affetta da “crisi dell’età evolutiva”, fa la conoscenza di un militare italiano in pensione. Trovatisi entrambi nella stessa spiaggia da una settimana, la bambina è incuriosita da quell’uomo che trascorre le sue giornate sotto l’ombrellone senza mai fare il bagno né prendere il sole. Una mattina decide così di andare a parlargli e scopre che è un reduce di guerra: durante una “missione bellica di pace” in Kosovo aveva subito le radiazioni dell’uranio impoverito e ora, al mare, trascorre il suo tempo aspettandone le conseguenze. Nel frattempo si dedica alla nefelomanzia (l’arte di predire il futuro attraverso l’osservazione della forma delle nuvole) servendosi delle interpretazioni di Strabone, geografo greco. Grazie all’aiuto dell’ex combattente Isabèl impara a osservare le nuvole e a leggere in esse il futuro dei conflitti maggiori, quelli bellici, ma anche minori, familiari, come quello dei suoi genitori che si sono separati a causa di “dissensi esistenziali”.
Le storie che ci regala Tabucchi si presentano con un linguaggio che talvolta si avvale di passaggi in altre lingue (francese in primis, ma anche spagnolo, tedesco ed inglese), come nel capitolo “I morti a tavola” che si apre con la poesia francese di Louis Aragon.
Attraverso uno stile scorrevole e referenziale, Tabucchi vuole far rivivere al lettore il tempo della Grande Storia del XX secolo: la guerra fredda fa da sfondo a vari racconti del libro, la storia drammatica dei regimi totalitari che opprimono tutte le libertà si intuisce invece nei capitoli “Festival” e “Bucarest non è cambiata per niente”. In quest'ultimo un padre anziano in procinto di morte, racconta amaramente al proprio figlio ormai adulto, che ha avuto la fortuna di nascere e vivere in un paese democratico, di Ceauşescu, e con un pizzico di sottile ironia lo considera un “grande condottiero del popolo rumeno”. In un altro racconto (“I morti a tavola”) si scopre la Stasi, i servizi segreti ai tempi del muro di Berlino, mentre in “Fra generali” fa da sfondo l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Armata Rossa nel 1956.
Sono storie, per concludere, che appartengono al tempo reale, fotografie della nostra epoca in cui tutto sembra futile e il tempo sembra scorrere in fretta, perché “la vita è una cosa sfasata, è tutto fuori orario”.
Sabrina Cogo
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Solo un film
Giovanni Levis
Edizioni DigitaLevis Production
Pagine: 88
Prezzo di copertina: 15 Euro
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La lucida follia di un protagonista che insegue un sogno sin da bambino
In questo libro il protagonista è Guglielmo Bonetti, libero professionista nel settore video con un sogno che gli deriva dalla adolescenza: realizzare un lungometraggio.
Questo ambizioso progetto diventa una sorta di ossessione. Guglielmo vive con un solo obiettivo: realizzare il suo film.
Flashback della sua vita passata lo mostrano appassionato di video sin dalla più tenera età: la prima telecamera, i cortometraggi con gli amici, spensierati racconti giovanili delle sue vacanze a Cortina d'Ampezzo e, anche durante gli studi di giurisprudenza si affacciava all'orizzonte questo suo sogno dedicato al cinema, che lo ha portato a 24 anni a scontrarsi con una realtà difficile e, per certi versi, angosciante: un vero e proprio tunnel di follia.
I suoi sogni, però rimangono intatti e l'incontro con Delfina ricomporrà il puzzle caleidoscopico della sua esistenza e gli darà un nuovo rigore e nuovi valori in cui credere.
Guglielmo continua attraverso la sua professione a coltivare i suoi desideri di Regista con le difficoltà di ogni giorno convinto che anche attraverso la scrittura di un Soggetto possa prendere forma la Sua realtà cinematografica.
Giovanni Levis Laureato in Giurisprudenza, giornalista titolare della DigitaLevis Production,si occupa di pubblicità e produzione programmi televisivi.
Ha prodotto e condotto lo speciale TV ''Un Giorno da Leoni'' dalla Mostra del Cinema di Venezia dal 1998 e il programma ''AtuttaFiera'' dalle Fiere italiane dal 2000 . Ha partecipato come inviato speciale al Festival di San Remo oltre a diverse manifestazioni artistiche e culturali.
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La luce e il sale
Mara Marcantoni
Sovera Edizioni
pagg. 64
7.50 euro
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Raccolta di poesie
La luce e il sale esprime proprio nel titolo la sintesi estrema generata dalla mente dell'autrice, fervida indagatrice, in perfetta simbiosi con il cuore, generoso, attento e fedele ascoltatore. La luce è il punto focale, la manifestazione più eclatante, l'espressione più evidente di ciò che attira e guida Mara Marcantoni, che, stregata dal suo fascino, ne indaga la fonte e il suo impemetrabile mistero. C'è però in questa ricerca un'autentica umiltà e la semplicità è, ancora, nell'immagine simbolica della luce e del sale, minerale prezioso, fonte di vita e ricchezza fin dall'antichità, elemento salvifico, puro, antidoto contro la corruzione e la morte. La silloge poetica di Mara Marcantoni diviene così un canto, un inno alla vita che è essa stessa luce e la luce è vita. La ricerca continua compiuta dall'autrice, profonda conoscitrice dei Testi Sacri, dell'Antico come del Nuovo Testamento, dei libri come delle lettere degli Apostoli, dona carattere mistico ai versi che sembrano però nascere soprattutto da un'illuminazione interiore della poetessa, credente ma anche assetata di conoscenza escatolgica. 'La luce e il sale' è un atto di fede, umile e discreto, sussurrato dal respiro della poesia e, insieme, il tentativo di dar voce e volto al mistero che in quanto tale non potrà rimanere che un riflesso, inafferrabile della sua bellezza. La luce è l'Amore, la Verità, il dono supremo, il respiro salvifico dell'anima. (Luca Carbonara)
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La memoria dell'acqua
Antonio Messina
Il Foglio Letterario
pagg. 150
12 euro
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La ricerca dell’armonia e dell’amore, inteso nella sua accezione più vasta, è il filo conduttore di questo libro di Antonio Messina che si compone di tre racconti lunghi e di sei esili di pagine, ma densi di contenuti. Il primo, che dà il titolo alla raccolta, è sicuramente il più riuscito, sia come struttura-architettura sapientemente costruita che per la ricercatezza del linguaggio. Un racconto dove Estasio, l’io-narrante, cerca disperatamente l’armonia e la trova in Thana. Nel secondo racconto “La piuma degli angeli” troviamo Amir che si innamora di Erula, la danzatrice del sacro fuoco e nel terzo “Polvere nel vento” troviamo altri due personaggi, Isipo e Foglia di luna. Diversi altri personaggi popolano i racconti come il monaco Ezachiel, guida spirituale o il medico Otis, tanto per citarne due. Fra i racconti flash, come li definisce Elisabetta Blasi nell’introduzione al volume, segnaliamo ai lettori “Desiderio d’amore” dove lo scrittore tratteggia egregiamente la figura di Fabula, donna “con occhi che brillavano, incastonati come perle in quel viso ovale ombrato di sabbia e di schiuma…le labbra quasi come petali svelavano il mento delicato “. Recensire i racconti sarebbe fare un dispetto ai lettori. Quello che a noi interessa è mettere in evidenza che Messina si rifugia nel genere fantasy non per evadere dalla realtà quotidiana, ma per meglio tratteggiarla. Realtà per lo scrittore non positiva e, infatti nel libro sono presenti personaggi negativi che vivono ai confini della galassia ed altri che vengono contrapposti ai personaggi principali dei racconti, per il quale l’autore nutre rispetto ed ammirazione, forse alter ego dello stesso Messina. Viaggiatori instancabili alla ricerca di un senso da dare alla propria esistenza, personaggi che criticano un mondo basato sulla razionalità ed auspicano l’esaltazione del sogno, uomini in crisi con se stessi in un mondo dominato da una estrema razionalità che non lascia spazio all’armonia e all’amore. Persone in perenne pericolo che solo le donne riescono ad aiutare, a salvare da un triste mondo privo di fantasia “mentre è con la fantasia che si costruiscono i sogni”. (Giuseppe Petralia)
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Il Saltuzza di Andrea Calmo
a cura di Luca D'Onghia
Esedra editrice
pp. 302
28 euro
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Luca D’Onghia, perfezionando in Discipline filologiche e linguistiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa
Il Saltuzza, pubblicato a Venezia nel 1551, segna un punto di svolta nell’itinerario teatrale di Andrea Calmo (1510-1571). Assai diverso per dimensioni, struttura e mezzi espressivi dalle commedie che lo hanno preceduto (Spagnolas, Rodiana, Travaglia), il testo documenta l’interesse calmiano per la commedia regolare impostasi a Venezia a partire dagli anni Quaranta. I complicati intrecci e l’intenso plurilinguismo che avevano caratterizzato le commedie precedenti cedono il passo a uno svolgimento agile e calibrato, nel quale i consueti temi novellistici dell’amore e del travestimento si accompagnano a una tastiera espressiva limitata all’alternanza di toscano e dialetti (bergamasco, pavano e veneziano). In questa edizione il testo critico del Saltuzza, corredato da un’ampia annotazione esegetica, è accompagnato da un’introduzione, una nota al testo e una serie di appunti linguistici dedicati alle varietà dialettali impiegate nella commedia.
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Biodifferenze
a cura di Guido Turus e Andrea Altobrando
Esedra Editrice
Pgg. 285
27 euro
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Una raccolta di contributi scientifici e filosofici che ruotano attorno all'essere vivente
Molti i contributi presenti in questo testo dal formato quadrato e arricchito da foto bellissime, distribuiti tra vari argomenti quali l'evoluzione della cellula e la biodiversità, lo sviluppo sostenibile e i diritti umani, la sfida dello sviluppo, le riflessioni economiche sulla biodiversità e via dicendo. Scrivono tra gli altri i loro pensieri non solo filosofici ma anche scientifici Pietro Omodeo, Paolo Maria Biasol, Giangiorgio Pasqualotto, Enzo Tiezzi e Nadia Marchettini, Vandana Shiva, Giuseppe Politi. L'assunto fondamentale da cui parte l'analisi del termine Biodifferenze in tutti i suoi aspetti è che la vita sussiste come assimilazione di differenza. E questo concetto si esprime sia in termini biologici che sociali, culturali, economici e sociologici. Alla base di questa considerazione sta il fatto che ogni organismo, anche il più primordiale, o ogni ente, struttura, associazione, assimila ed elabora tutto ciò che è 'esterno' e 'diverso'. In questa funzione qualsiasi organismo può essere definito 'vivente'. Da questa norma generale ne consegue inevitabilmente che per vivere è necessario avere una differenza da assimilare. E' altresì fondamentale che questa 'differenza' non debba esaurirsi, per cui il 'diverso' non deve mai essere eliminato. In questo moto perpetuo di diversità e assimilazione si costituisce costantemente un nuovo mondo ovvero 'ogni azione vivente crea uno scarto, una differenza di mondo, un suo nuovo assetto'. Ciò spiega il titolo del libro: le bio-differenze sono la condizione della vita, sono la vita stessa. Gli autori dei vari contributi, partendo dai concetti finora espressi, hanno sondato le 'diversità' nel campo delle energie rinnovabili, dello sfruttamento della natura e quidi dell'uomo, del consumo, dell'ecologia, fino ad arrivare a valutare le conseguenze di questo in ambito sociologico e i cambiamenti prodotti nella politica..
S.M.
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Patagonia controvento
Max Mauro
Ediciclo editore
311 pagg.
15,00 euro
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In bicicletta da Santiago del Cile fino alla Terra del Fuoco
Giornalista che si occupa principalmente d'immigrazione, Max Mauro ha definito il suo 'Patagonia Controvento' quasi un libro di auto-analisi.
Nato in Svizzera, e vissuto poi in Friuli, ha deciso tre anni fa di prendersi un momento per stare da solo e scavare dentro di se, di mettersi alla prova nell'intraprendere un viaggio con un mezzo che fa vedere il mondo da un?altra prospettiva ed in modo meno frettoloso: la bicicletta.
Un percorso di 1800 km, in un mese e mezzo, con partenza da Santiago del Cile e arrivo in Patagonia. Senza alcuna esperienza di viaggi estremi, se non brevi vacanze in bicicletta, in Austria ed in Svizzera, Max Mauro è partito in dicembre, andando incontro all'estate australe, con la mountain bike che usa abitualmente in città senza una preparazione atletica particolare. 'Col senno di poi' - ha precisato - 'avrei investito di più sull'attrezzatura e sull'abbigliamento. Alcuni amici mi hanno detto che potevo cercare qualche sponsor, ma io volevo partire assolutamente libero, senza avere nessun tipo di vincolo?.'
Il viaggio, concepito in solitario, ha dato alla fine largo spazio agli incontri con le persone del luogo, allo scambio d'esperienze ed ai racconti, alternati a momenti molto intimi, in cui l'autore ha potuto affrontare le sue paure e, soprattutto, se stesso.
Annalisa Martinelli
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L'amante proibita
Massimiliano Palmese
Newton & Compton 2006
153 pgg.
7.90 euro
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Dopo aver pubblicato raccolte di poesie ed essersi dedicato al Teatro, Massimiliano Palmese esordisce con il suo primo romanzo
Un viaggio, la bellezza aspra e abbacinante delle coste greche, e un’isola meravigliosa, Serifos, che costituisce un segreto troppo crudele per essere svelato, troppo antico per restare nascosto, ancora, dopo tanti anni. L’amore di Carlo è violento come un’ossessione, invasivo come una malattia, crudele come una menomazione, capace di cancellare ogni immagine, ogni desiderio, di fermare la vita al ricordo di un abbandono, di un’intollerabile assenza, di una colpa troppo grande per essere espiata. Sarà a Serifos che cercherà di nuovo Senia. Immerso nel fascino amaro della lingua e del carattere dei greci, mentre Paula, donna bellissima che sembra sua madre ma che sua madre non è, prosciuga il fondo dell’ultimo bicchiere di Whiskey, e un’americana racconta di un figlio con due padri, lì, nel mezzo di questa storia dura come uno schiaffo, Carlo scoprirà finalmente la verità di questo amore.
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Cronache dalla città dei crolli
Sergio De Santis
Avagliano Editore
136 pgg.
12 euro
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È una città di mare con i suoi abitanti quella che il cinquantenne scrittore partenopeo Sergio De Sanctis descrive in questo suo primo romanzo
Tutto avviene nell'arco di una settimana. La città che De Santis ci racconta è una città ''postuma'', che ha nette le stimmate dell'apocalisse, del trionfo del degrado e dell'inciviltà. Forse è Napoli, forse no; di sicuro è la costruzione architettonica più vicina alle paure segrete degli occidentali più amareggiati. Il cemento dei palazzi di questa città è malato: si sbriciola, si sfalda. In lontananza, ogni giorno, si sentono i boati dei crolli. I palazzi non reggono più, cadono su se stessi. Quello di De Santis è un mondo in disfacimento; un mondo ultramoderno nel suo degrado eppure, per i mille volteggi misteriosi della storia, primitivo: un mondo che, dopo aver avuto tutto, ora non ha più niente, se non il deserto colmo di macerie.
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La vampa d'agosto
Andrea Camilleri
Sellerio Editore
271 pgg.
11 euro
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Un giallo perfetto con un protagonista istintivo, ma alla fine anche malinconico, che si interroga su di sé e sul suo futuro
Caldo torrido, estenuante, sole implacabile: è questa la vampa del mese più infuocato della torrida estate siciliana, ma è anche l'ardore e la passione che infiammano Montalbano. Siamo in agosto, Mimì Augello ha dovuto anticipare le ferie e Montalbano è costretto a rimanere a Vigàta. Livia vorrebbe raggiungerlo, ma per non restare sola, con Montalbano sempre al lavoro, pensa di portare con sé un'amica (con marito e bambino) e chiede a Salvo di affittare una casa sul mare per loro. La vacanza scorre nella villetta sul mare, silenziosa, verde. Ma un giorno il bambino sparisce. Montalbano accorre e scopre in giardino un cunicolo che rivelerà clamorose sorprese tra cui un baule con il cadavere di una ragazza scomparsa sei anni prima.
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La sessualità della Pantera rosa
Efraim Medina Reyes
Feltrinelli
312 pgg.
11 euro
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Ma la Pantera rosa è un maschio o una femmina?
Storie che si intrecciano, frammenti, riflessioni. Canzoni e poesie. Spina dorsale del libro, la storia del protagonista, aspirante musicista di successo, schiacciato da un senso di inadeguatezza, alla costante ricerca del suo posto nel mondo. E una storia d’amore: l’impenetrabile e imprevedibile Maya con il drago tatuato sulla schiena, i suoi rapporti misteriosi con Berna, neomistico dal passato oscuro, proprietario di una magnifica chitarra nera. Il ritrovamento del diario di Maya, e un viaggio finale a Parigi che dovrà servire a trovare il bandolo della matassa. Sullo sfondo c’è di nuovo Città immobile, perla putrescente adagiata sul Mar dei Caraibi, con il suo contorno di storie e personaggi che abbiamo imparato a conoscere nei libri precedenti: Rep, Ciro, poeti e musicisti più o meno falliti, pugili e puttane; il sesso e la musica, i grandi miti dell’adolescenza, Jim Morrison e il supereroe di quarta categoria Freccia Verde, e soprattutto Bruce Lee e la sua micidiale “tecnica del pollice”.
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La valle delle rocce rosa
Fabrizio Coniglio
Casa Editrice Bugati
10 euro
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Su quella panchina si era seduto mio padre
Un diario di bordo. Così Vittorio, il protagonista del romanzo, definisce queste pagine sentendosi un naufrago passato dagli aperitivi di una vita borghese ai calli del mestiere di agricoltore, dalla frenesia della carriera ai ritmi lenti imposti dalla natura. Vittorio è un uomo in fuga, dalla città disumana, dalla moglie che lo ha lasciato e dal figlio che pure avrebbe bisogno di lui; il disordine dell'anima che lo affligge non gli permette nemmeno di godersi quei tramonti dolomitici che ogni sera guarda dal suo podere, intuendo la vanità del dolore di fronte alla maestosità delle montagne. Neppure gli amici più vicini, primi fra tutti l'energico don Bruno, che lo incoraggia con l'esempio, e l'ingenua Gaia, che pare farlo lentamente innamorare, sembrano in grado di cambiare la sostanza della vita che si è scelto: possono solo testimoniarla. ''La valle delle rocce rosa'' - un libro di idee e di dubbi, che farà sognare i lettori più sensibili - ribadisce l'insegnamento di ogni vita che sia veramente vissuta: è durante la gara e non all'arrivo, quando si corre e non quando si taglia il traguardo, in mare aperto e non nel porto, che si nasconde la ricchezza di ciò che cerchiamo. Bisogna accettare di naufragare, di scendere all'inferno per uscire ''a riveder le stelle''.
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Il viaggio premio
Julio Cortazar
Einaudi - Collana ET Scrittori
pgg. 364
11.80 euro
COMMENTI:
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L'avvincente saga di una nave popolata da assurdi e comici passeggeri
Dal porto di Buenos Aires salpa il Malcom, un mercantile popolato da una composita e rumorosa pattuglia di fortunati vincitori della lotteria nazionale, una sorta di catalogo di tipi umani della capitale. Fra attrazioni, tensioni, indifferenze, uomini e donne si raccontano in un fitto dialogato di intonazione teatrale. Presto, però, il Malcom si rivela per quello che è: una sorta di ribalta ove si muovono figure incapaci di comunicazione, una nave dei folli in cui vige un'assurdità accettata. Un clima di mistero avvolge infatti l'intera imbarcazione, soprattutto l'inavvicinabile poppa, presidiata da minacciosi marinai, che attirerà in un gioco sempre piú pericoloso, in un'irresistibile sfida, gli ospiti del mercantile.
L'alternarsi di narrazione e riflessione, la vivacità cromatica dei dialoghi, l'assurdità o comicità dei protagonisti fanno del romanzo un'opera a piú livelli, a piú atmosfere, in cui accanto a un cicaleccio indolente echeggiano revolverate, accanto all'ordinario si dipana un mistero dall'esito a sorpresa
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Greco cerca greca
Friedrich Durrenmatt
Einaudi - Collana ET Scrittori
pgg. 146
8.50 euro
COMMENTI:
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Una satira sul gioco del potere e delle sue connivenze, che finisce per chiudere tutto in un gomitolo dal quale è difficile estrarre il capo e la coda
Piccolo impiegato delle officine Petit-Paysan sezione forcipi, il greco Arnolph Archilocos vive di un solido quanto fittizio mondo che si è creato, tutto puntualità, moralità e gerarchia. Protetto da queste sicurezze, trascina la sua esistenza tra l'anonimato del lavoro, la misera soffitta dove dorme e una piccola trattoria. Qui spiega alla padrona, la signora Bieler, quali sono i modelli del suo edificio etico: primo fra tutti il Presidente della Repubblica, subito dopo il Vescovo e buon terzo il proprietario delle officine Petit-Paysan. Il misto di tenerezza e noia che la signora Bieler prova per l'omino la porta un giorno a proporgli di sposarsi.
Detto fatto. L'annuncio «Greco cerca greca» porta al modesto impiegato una splendida donna, Cloe. La vita di Archilocos subisce da questo momento un'accelerazione portentosa: in poche ore si trova ad essere direttore generale della Petit-Paysan, amico del Presidente della Repubblica, collaboratore del Vescovo. Perché tutto ciò? E chi è veramente Cloe?
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Fino all'oceano. In vespa
Roberto Masiero
Ed. Webster Press
pgg. 187
10 euro
COMMENTI:
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Cento lo pensano, cinquanta lo dicono, in tre lo fanno e uno poi lo scrive. Stiamo parlando del “Viaggio della vita”, come lo definisce Roberto Masiero nel suo libro d’esordio “In Vespa fino all’oceano”, tre amici e una marea di chilometri con in testa Che Guevara, le spilungone del nord Europa, le pause per le sigarette e un’idea fissa: arrivare fino a Lagos in Portogallo e gettare uno sguardo sull’oceano. A leggere tutti gli imprevisti, le ruote bucate, le strade sbagliate, le ferite curate con la tequila e le pastiglie per la diarrea ti vien da dire con lo sguardo e le mani rivolti verso l’alto: “Beata incoscienza!”. Poi però ti rendi conto che in fondo, in un viaggio che parte appena hai passato i vent’anni, quello che conta è partire, l’imprevisto è un disimpegno alla noia di migliaia di chilometri, una porta che in un viaggio spesso ricerchi e ti conduce verso situazioni a volte surreali. E in fondo, quel che conta (e ti contagia) è l’entusiasmo e la curiosità. Uno slancio verso la vita e gli amici che ti conduce dritto fino all’oceano. Certo, a parere di chi scrive, le riflessioni del narratore a volte risentono di qualche sguardo un po’ superficiale e qualche generalizzazione troppo impulsiva, ma in fondo non c’è poi una vita e una poltrona per pensarci?
Marco Toffanin
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Shantaram
Gregory David Roberts
Neri Pozza
1184 pgg.
22,00 euro
COMMENTI:
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«Un capolavoro... un romanzo che tocca la mente e il cuore, che appassiona e fa pensare.»
Daily Telegraph
Il bus della scalcagnata Veterans’ Bus Service, una compagnia di veterani dell’esercito indiano, è appena arrivato al capolinea di Colaba, la zona di Bombay dove si concentrano gli alberghi a buon mercato. Greg è il primo a mettere piede sul predellino e a farsi largo tra la folla di faccendieri, venditori di droga e trafficanti d’ogni genere in attesa davanti alla portiera. Ha una chitarra a tracolla, un passaporto falso in tasca e un turbinio di pensieri ed emozioni in testa.
Nel tragitto dall’aeroporto a Colaba ha pensato di essere sbarcato in una città dopo una catastrofe. Davanti ai suoi occhi si è spalancata una distesa sterminata di miserabili rifugi fatti di stracci, fogli di plastica e carta, stuoie e stecchi di bambù. In preda allo stupore, Greg ha visto donne bellissime avvolte in stoffe azzurre e dorate incedere a piedi nudi in quella rovina, e uomini dai denti candidi e dagli occhi a mandorla, bambini dalle membra incredibilmente aggraziate. Ovunque, poi, aleggiava un odore acre e intenso. Quell’odore in cui, a Bombay, fiuti di colpo l’aroma del mare e il metallo delle macchine, il trambusto, il sonno, la lotta per la vita, i fallimenti e gli amori di milioni di esseri umani.
Greg è un uomo in fuga. Dopo la separazione dalla moglie e l’allontanamento dalla sua bambina, la vita si è trasformata per lui in un abisso senza fine. Era un giovane studioso di filosofia e un brillante attivista politico all’università di Melbourne, è diventato «un rivoluzionario che ha soffocato i propri ideali nell’eroina», un «filosofo che ha smarrito l’integrità nel crimine», uno dei «most wanted men» australiani, condannato a 19 anni di carcere per una lunga serie di rapine a mano armata, catturato e scappato dal carcere di massima sicurezza di Pentridge.
Eccolo ora a Bombay, nel bizzarro assortimento della sua folla, con i documenti di un certo Linsday in tasca e una strana esilarante gioia nel cuore… A Bombay, infatti, il destino ha calato per Greg la sua carta. A Bombay, diventerà uno Shantaram, un «uomo della pace di Dio», allestirà un ospedale per i mendicanti e gli indigenti, reciterà nei film di Bollywood, stringerà relazioni pericolose con la mafia indiana. Da Bombay partirà per due guerre, in Afghanistan e in Pakistan, tra le fila dei combattenti islamici…
Accolto al suo apparire come un vero e proprio capolavoro letterario, capace di pagine di «inesorabile bellezza» (Kirkus Reviews), Shantaram non è solo «una saga gigantesca e vera» (London Daily Mail), ma anche uno di quei rari romanzi in cui l’ostinata ricerca del bene tocca realmente la mente e il cuore.
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La donna di scorta
Diego De Silva
Einaudi
144 pgg.
7,75 euro
COMMENTI:
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Un uomo e una donna si incontrano, in un giorno di pioggia, in una di quelle strade della propria città che si percorrono in fretta per raggiungere il lavoro. E il tempo si ferma, ricomincia, riparte da zero, si creano le possibilità di un nuovo futuro, se solo si avesse il coraggio di scegliere. «E dire che le loro vite, a passarci davanti, potevano andare. Fatte di lavoro, di mutui, case, mobili, libri, quadri, vestiti e tutte le cose che messe insieme diventano le persone». Livio è sposato, ha una bambina. Dorina è sola. Giovane, senza domande, senza pretese. Da lui vuole quello che può avere. Quello che lui le può dare.
Amore, adulterio, relazione, amicizia, il loro rapporto non ha classificazioni, perché i ruoli sono chiari da subito. Dorina non è una donna di scorta. Al contrario. Non vuole essere una nuova moglie. Dorina mette in crisi Livio per la mancanza di domande, per la mancanza di altre richieste. Vuole solo averlo pienamente, quando lui può stare con lei. Fosse anche solo per pochi giorni rubati, per un pranzo. Non è a lei che dà fastidio il suo rivestirsi dopo un incontro sessuale. È lui che si sente piccolo, non all'altezza della libertà di lei. Dorina sente che quello che prova per lui è qualcosa di giusto, qualcosa che doveva accadere e a cui non poteva né voleva opporsi. Sa quando può prendere, quando non deve chiedere. Rispetta tempi, obblighi, necessità di un uomo che come tanti vive una vita a metà, con una clandestinità organizzata, con i sotterfugi e le menzogne che caratterizzano ogni adulterio.
Ma quella di De Silva non è solo la storia di una relazione illecita. È uno sguardo spietato sui desideri di ognuno di noi. Su quello che cerchiamo e sui limiti degli orizzonti che ci siamo creati. Sulle mille possibilità degli incontri, sugli autobus perduti, e su quello che sarebbe potuto accadere se fossimo arrivati solo qualche istante dopo. O se non fossimo mai passati da quel marciapiede. Su quello che neanche noi sapevamo di volere fino a quando il destino ce lo ha presentato davanti. Come un «estraneo a cui consegnarci mani e piedi». È possibile una passione ragionevole? Un amore che non ha futuro non è forse ugualmente amore?
Una passione autosufficiente quella di lei. Un amore senza tetto, senza riti familiari. Dorina fa scoprire a Livio le sue incoerenze, le sue ipocrisie. Lo mette a nudo. E allora Livio la desidera ancora di più. La vuole «come si può desiderare una terra, una cosa da occupare. Era stato spinto dalla sua unicità , ma nel profondo di sé avrebbe voluto scoprire che era una donna come tante». Ma Dorina non è come tante, ed è proprio questo a renderla speciale. Sarebbe stato più semplice per lui sminuirla, negarla, dimenticarla, come un incidente di percorso accaduto durante la sua tranquilla vita coniugale.
Dorina non prova risentimento quando lui non può esserci. «Non dovresti essere buona con me» le dice lui, in una delle tante occasioni in cui, di nascosto dalla moglie, le sta telefonando per chiedere scusa ancora una volta. Questa giovane donna ascolta le mille giustificazioni di Livio e, con sguardo freddo, lo lascia libero di scegliere.
Cosa sceglierà lui è coerente con la sua persona, quella di chi vuole avere tutto ma non sa lottare per nulla. Oppure quella di chi sa rinunciare non rinunciando. Ferite che fanno male, ma che forse, sembra dirci De Silva in un linguaggio onesto, leale come la protagonista, noi adulti siamo già in grado di curare. In maniera cinica come forse l'esperienza ci ha insegnato.
De Silva riesce in questo breve romanzo a darci i tempi di una storia che come nasce è destinata a trasformarsi, a finire; riesce a farci sentire la passione alla quale può portare tutto ciò che comincia e, come tale, tutto quello che non può durare se non prende una svolta.
Gli inizi sono un qualcosa che non ritorna. Bisogna solo saperne godere, con la consapevolezza che finirà. La scoperta di nuove emozioni, qualcuno a cui cominciare a raccontarsi di nuovo, il fascino di un altro corpo. Cuori che battono, pranzi in ristoranti lontani, con la paura eccitante di essere riconosciuti. Livio e Dorina vivono questa storia intensa. Non sappiamo alla fine chi dei due ne uscirà più sconfitto.
Con le parole piene di ritmo di uno scrittore che già si era fatto conoscere per la ferocia della storia del suo primo romanzo Certi bambini, De Silva mette in scena una sorta di commedia umana: debolezze e desideri, paure e rinunce, bassezze e mediocrità con le quali prima o poi tutti dobbiamo fare i conti.
La struttura narrativa chiara e quasi cinematografica offre al lettore uno spaccato di vita quotidiana, semplice e normale come lo sono tutti i sentimenti universali. Primo fra tutti l'amore. La donna di scorta è una storia d'amore prima di essere una storia di adulterio, di tutti gli amori possibili, di quelli ai quali rinunciamo, di quelli che decidiamo di seguire mettendo in discussione tutto ciò che è stata la nostra vita fino ad allora o decidendo di non avere vergogna ad ammettere che scegliere significherà lasciare per strada qualcuno. Dorina questo lo sa, fin dall'inizio.
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L'uomo nuovo
Luigi Tonon
Daigo Press editore
pgg.170
9.80 euro
COMMENTI:
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I segni dell'Apocalisse
Il coraggioso autore di questo libro, attraverso lo studio scientifico dei testi dell'Apocalisse di Giovanni, preannuncia un futuro a dir poco disastroso per il mondo. A partire dall'attentato alle Twin Towers del 2001, attraversando Madrid e poi Londra, lo scenario che si apre al mondo moderno, in questo caso l'Occidente, non lascia spazio a rosee interpretazioni. Se è vero che la numerologia, l'astrologia, le profezie di Gesù e di San Giovanni o di Nostradamus hanno un senso, prepariamoci alla distruzione del pianeta Terra. Affascinante e preoccupante nello stesso tempo la descrizione del Grand Cross apocalittico in cui i pianeti si trovano nei segni fissi. Un Grand Cross è formato da almeno quattro pianeti disposti a croce ortogonale che creano due opposizioni e quattro quadrature. Questa rara formazione si è verificata nell'estate del 1999. Oltre a Nostradamus, anche la profezia dell'Apocalisse inizia con straordinaria coincidenza col Grand Cross. Il libro dell'Apocalisse viene aperto con la rimozione di sette sigilli. Ogni volta che un sigillo è tolto un passo avanti verso l'apocalisse è compiuto senza possibilità di ritorno. ''La rimozione dei primi quattro sigilli scatena l'azione di quattro cavalieri armati; quindi si tratta di quattro azioni belliche. Ciò mostra che il culmine apocalittico sarà provocato da una guerra... nell'agosto del 1999 inizia il periodo di apertura dei sigilli''. Segue l'11 settembre 2001 che cambia il corso degli eventi e che è solo un primo passo verso una probabile terza guerra mondiale. L'attentato di Madrid, l'11 marzo 2004, potrebbe essere stato la conseguenza dell'apertura del secondo sigillo. E cosa accadrà all'apertura dei prossimi sigilli? Il prossimo evento catastrofico potrebbe già accadere nel marzo 2006 e potrebbe colpire un luogo simbolo della superficialità occidentale. Il libro propopone, al di là di una nuova interpretazione dell'Apocalisse, una questione morale ben più importante: il benessere, l'egoismo, la conflittualità, lo sfruttamento sconsiderato delle risorse, l'inquinamento del pianeta, il denaro.. non ci porteranno di certo alla felicità e alla pace e saremo destinati a scomparire, ad autodistruggerci. La soluzione si può trovare solo dentro di noi..
Per l'acquisto del libro ci si potrà rivolgere direttamente all'autore tramite l'indirizzo e-mail: luigi.tonon@fastwebnet.it
S.M.
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Nahui
Pino Cacucci
Feltrinelli
236 pgg.
14 euro
COMMENTI:
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Nahui Olín, donna simbolo della rivoluzione messicana, musa dell’eros, che finì a vendere il ricordo di se stessa
''Ho un corpo cosi' bello che non potrei mai negare all'umanita' il diritto di contemplare quest'opera'' diceva la piu' bella donna del Messico, artista dalla vita libera e tragica, pittrice, la cui storia si va ad aggiungere a quelle per alcuni versi simili di Tina Modotti o Frida Kalo. La riporta in luce in questo libro e ne ricostruisce l'esistenza leggendaria Pino Cacucci.
''Da allora Gerardo Murillo (ndr. pittore e vulcanologo) la chiamo' Nahui. E lei, illudendosi di amarlo, si innamoro' comunque del nuovo nome, usandolo fino all'ultimo dei suoi giorni e ripudiando Carmen Mondragon, la figlia del generale Manuel, la ragazzina che cavalcava nuda nel rancho di famiglia per scandalizzare i parenti''. E i suoi ultimi giorni non saranno dei piu' felici, se nel 1961 il poeta Homero Aridjis la incontra vecchia che vende cartoline e foto di se stessa nuda e giovane. La riconosce, racconta Cacucci, dagli ''occhi di un verde smeraldo che virano al turchese e al viola'' e per i ritratti non lontani da quel luogo che di lei aveva dipinto nei suoi murales Diego Rivera.
A leggere queste cose si torna inevitabilmente a guardare la foto di Antonio Garduno, pubblicata sulla copertina del libro, che la ritrae giovane nuda, in piedi col capo rivolto all'indietro e di lato, dal sorriso sbarazzino ma dallo sguardo inquisitore, nell'insieme vigile, inerme e seducente, piu', se si vuole predestinata a vittima, che a soggetto volitivo e spinto a scelte sempre assolute e estreme tra la Parigi anni venti, dopo la Grande Guerra, e Citta' del Messico.
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Domani nella battaglia pensa a me
Javier Marìas
Einaudi Tascabili
pgg. 291
9.80 euro
COMMENTI:
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''Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa. Dispera e muori'' (William Shakespeare)
La vicenda ha inizio quando un'avventura erotica di Victor, il protagonista-narratore, si conclude tragicamente con la morte imprevedibile della donna, Marta, quasi una sconosciuta per lui che, in assenza del marito, lo aveva invitato a condividere con lei la serata di libertà e che poi, colta da un improvviso malore, era morta tra le sue braccia. Unico testimone di quella morte, unico depositario delle ultime parole di Marta, Victor sente il peso di quella specie di responsabilità (anche se qualsiasi suo intervento non avrebbe modificato le cose) e decide di conoscere il marito, la sorella e il padre della donna che aveva avuto con lui la più straordinaria delle intimità, quella della morte. Emozioni, sensazioni, fantasie del protagonista coinvolgono il lettore nel fascino delle pagine di Marias che penetrano nelle pieghe più oscure delle nostre coscienze. Che cosa è invenzione e che cosa è fatto reale? Che cosa è letteratura e che cosa è vita? Finzione è quella parte della vita che noi stessi cerchiamo di costruire per esporla al giudizio degli altri, o è la stessa vita? Quali e quante sono le difese che ergiamo davanti a noi per non presentarci nudi (troppo ridicoli) agli occhi impietosi degli altri! In questo romanzo, oltre alla trama principale, altre vicende suffragano questa visione dell'ambiguità assoluta della vita, soprattutto il personaggio della prostituta. Non si sa, non lo saprà mai nemmeno Victor, se quella ragazza è in realtà la sua ex moglie, chi potrà mai dire se il colloquio, l'abbordaggio, le parole della giovane prostituta sono finzione o se invece tutto corrisponde al normale approccio dell'amore prezzolato.
Ma da quell'incontro per Victor inizia una riflessione su quel suo rapporto con Celia, la moglie, una voglia di risentirla, di rivederla che non ha niente a che vedere con l'amore, ma piuttosto col bisogno di alcuni riferimenti certi nella vita quotidiana. Da questo nasce quell'assurda incursione notturna nella casa di lei, un tempo la loro casa, il trovarla a letto con un altro uomo, la fuga precipitosa e l'amara constatazione che ben poco è rimasto di lui in quella casa e in quella vicenda.
Victor poi decide di parlare, di raccontare la sua notte con Marta a Luisa, sorella della morta, di rivelare tutte le paure, le incertezze, i dubbi di quella notte assurda. Nasce tra i due uno strano rapporto, quasi di complicità. Il colloquio che Victor ha poi con il marito, rivela come, il susseguirsi degli eventi di quella notte e poi il silenzio del giorno successivo, avevano determinato un concatenarsi di eventi che sarebbero stati ben diversi se la morte di Marta gli fosse stata annunciata. Eppure proprio quel silenzio gli aveva permesso di capire l'inganno di cui era vittima, di vendicarsi, di agire credendo che la vita fosse diversa da quella che era, fare quello che era giusto per lui fare se Marta fosse stata viva. Il caso! La vita è strana, può essere determinata da una frase, ma anche da un silenzio. Marias ci fa attraversare i pensieri del suo personaggio ''da dentro'', ci fa intuire le ragioni dell'altro, ci coinvolge in questa beffa del caso e del destino.
E appunto tutto può anche apparire una grande, tragica beffa, gli uomini, nella vita e nella morte, pedine di un gioco oscuro, di cui non possono e non sanno capire il senso. ''Colui che racconta di solito si sa spiegare... raccontare è come convincere o farsi capire o far capire o far vedere e così tutto può essere compreso, anche le cose più infami...''
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La casa sul canale
Georges Simenon
Edizioni Adelphi
pgg. 161
7.50 euro
COMMENTI:
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Insieme con Il fidanzamento del signor Hire e Colpo di luna, La casa sul canale è fra i primissimi Simenon «allo stato puro»
Aidmée ha sedici anni quando rimane orfana ed è costretta a lasciare Bruxelles per vivere nelle Fiandre presso degli zii materni che neppure conosce. Qui si ritrova in una casa con abitudini di vita del tutto diverse da quelle da lei praticate fino a quel momento: noia e fatica, solitudine e rudezza nei costumi e nelle relazioni.
Esile, delicata, pallida ed elegante nei pur poveri abiti che ha portato con sé da Bruxelles, prova quasi ribrezzo nei confronti di ciò che la circonda (cose e uomini). Anche nell’aspetto esteriore Aidmée si sente diversa, e superiore, ai parenti che l’hanno accolta in casa in un momento per altro difficile della loro esistenza. Quando la ragazza giunge al villaggio è infatti appena morto (improvvisamente e del tutto inaspettatamente) lo zio, un possidente agricolo con moglie e figli di diversa età. A intrattenere rapporti con la cugina sono i due figli maschi Fred e Jef, i maggiori, e la più grande delle figlie, Mia, anche perché la zia e i bambini più piccoli non parlano il francese, ma solamente il fiammingo.
Quella casa stessa, mal riscaldata e piena di infiltrazioni d’acqua, le suscita disprezzo, come la rozzezza dei modi e dei vestiti dei parenti o il loro aspetto fisico, l’asimmetria dei volti, la testa troppo grande del cugino Jef, lo strabismo della più piccola, il viso contadino e scialbo della cugina, la volgarità del corpo e del volto di Fred, il cugino maggiore, verso il quale vive sensazioni contrastanti di attrazione e di repulsione.
Piano piano però Aidmée diventa consapevole della sua femminilità e del desiderio che sa suscitare negli altri, in particolare del potere che ha acquisito sui due cugini. Lei stessa vive pulsioni che non domina del tutto, in un risveglio dei sensi torbido e ambiguo.
La tensione narrativa cresce sempre più, in modo parallelo al pericoloso gioco che la ragazza crede di poter gestire, lei cittadina, lei colta e raffinata, rispetto ai rozzi e primitivi cugini ai quali rifiuta di concedersi, ma che costringe a “prove d’amore” sconcertanti. Eppure il dolore, il rancore sordo che domina Aidmée e che le impedisce un autentico rapporto con tutti coloro che la circondano (compreso lo zio Louis che lei reputa l’unico essere accettabile in quel posto primitivo e che tradirà, calunniandolo), si trasforma in una specie di ossessione, una rabbia chiusa che fa agire quella ragazzina infelice con sempre maggiore perfidia e le fa approntare un piano di seduzione che inevitabilmente sfocerà in tragedia. La terribile, ma ineluttabile, conclusione di questo romanzo, così come avviene in altre opere narrative non poliziesche di Simenon (ad esempio lo straordinario Fidanzamento del signor Hire, o il contemporaneo Colpo di luna), vede la morte intrecciata inestricabilmente alla passione amorosa, che è tanto più accecante e devastante quanto più ne sono preda i deboli e i brutti, incapaci di difendersi da donne rabbiosamente infelici e, nella loro disperazione, davvero devastanti. Aidmée non corrisponde allo stereotipo della femme fatale: giovanissima, malata e fragile, eppure è dalla sua femminilità che nasce il potere che esercita non solo sugli uomini ma su tutta la misera e rozza umanità che la circonda.
I sensi turbati rappresentano insomma ciò che destabilizza il malsano ordine della vita di una comunità contadina capace di reggersi se non vi sono elementi di rottura e soprattutto elementi esterni e disgreganti.
(Grazia Casagrande)
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Dolce e armonico poetar
Davide Greggio
F.lli Corradin Editore
10 euro
COMMENTI:
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E' da poco uscito, in vendita nelle librerie della provincia, il nuovo libro, di pensieri e di poesie, dello scrittore e poeta di Este Davide Greggio
Una raccolta di circa 100 poesie, con la quale lo scrittore chiude la sua trilogia di liriche, iniziata 10 anni fa con il libro 'Odi e suoni', proseguita poi con il libro 'Odi e suoni 2000... e soprattutto Amore', e finalmente ultimata con 'Dolce e armonico poetar', in cui compare più maturità, più forza, più vigore, nell'espressione di sentimenti, immagini ed emozioni.
Davide Greggio è fortunatamente ancora uno spirito libero, pulito, estraneo a pregiudizi e malizie ; nell'armonia e nella musicalità delle parole, frammiste ad accorati e sinceri accenti di ribellione e di critica verso le ingiustizie e le cattiverie di questa nostra società, trovano vigore e valore i suoi caratteristici componimenti .
I suoi temi preferiti : il romanticismo, l'amore, la passione, l'attualità, l'idealismo, gli sfoghi giovanili, la ribellione all'ingiustizia, la libertà .
Libri da leggere, e per riflettere .
I libri possono essere richiesti anche all'Autore, con Dedica, telefonando al 338/1268783, o Email : davide.greggio@libero.it
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Angeli dell`abisso
Enrique Serna
Edizioni e/o
576 pg.
16 euro
COMMENTI:
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Da non perdere il premiato libro di uno dei maggiori scrittori e saggisti messicani
La complessa trama del romanzo ci riporta alla sontuosita`, al misticismo, alla lotta per il potere tra ordini religiosi, al culto delle divinita` pre-ispaniche che caratterizzano il Seicento messicano. Ispirato alla storia vera di un processo dell’Inquisizione racconta la storia della falsa beata Crisanta Cruz e dell’indio apostata Tlacotzin, una coppia di amanti che devono affrontare una società rigidamente divisa in caste e il potere della Chiesa. Costretti entrambi dalle avversità, fin dalla loro infanzia, sviluppano una ferrea volontà di sopravvivenza e una raffinata malizia per prendersi gioco dei loro oppressori. Crisanta Cruz è una giovane attrice cui il fanatismo del potere religioso vieta di esercitare il suo mestiere. Utilizza perciò il proprio talento per fingere estasi mistiche nel corso delle quali parla con le anime dannate e lotta contro il demonio, conquistando così il favore delle famiglie aristocratiche e poi anche un’ampia devozione popolare. In realtà Crisanta ha una doppia vita e di notte incontra il suo amante indio, il quale partecipa alla resistenza contro gli spagnoli e la Chiesa. Romanzo avvincente e colto, che ricostruisce il mondo coloniale nelle sue varie componenti, fedele all’epoca che dipinge eppure contemporaneo per le sue risorse letterarie, Angeli dell’abisso combina elementi del romanzo picaresco, della commedia d’intrigo e del romanzo d’appendice che rinnova la tradizione del romanzo colonialista.
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Nordest
Massimo Carlotto - Marco Videtta
Edizioni e/o
224 pg.
14,50 euro
COMMENTI:
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Il nuovo libro del `giallista` italiano, scritto a quattro mani con lo sceneggiatore Videtta
Ritorna uno dei piu` amati scrittori italiani con un libro che si discosta dal genere a cui ci ha abituati, ovvero il `noir mediterraneo`. Il libro, scritto assieme a Marco Videtta, affermato autore e sceneggiatore, parla di alcune famiglie potenti del Nordest, della loro ascesa e del loro declino. Di contorno si delinea una visione allucinante e devastante di questa terra, miraggio del miracolo economico anni fa, e ora rivelatasi un clamoroso `flop`. Si tratta di un’avvincente storia familiare, un noir che racconta il mondo degli industriali e delle famiglie ricche del nordest italiano che, in piena crisi economica, dopo aver depredato per anni la terra `dei balocchi` lascia dietro le spalle le macerie e si trasferisce nell`est europeo o in Cina per poter sfruttare manodopera a basso costo e mantenere i propri standard di vita. La ricerca per la stesura del libro e` durata tre anni ed e` basata su articoli di cronaca pubblicati nei quotidiani del Nordest: si tratta quindi di una `storia realmente accaduta`. Il prosperoso Nordest e` diventato ormai una terra ai confini della legittimita`: il lavoro in nero, lo sfruttamento degli immigrati, l`inquinamento ambientale sono solo alcune delle piaghe che lo devastano. Un libro estremamente provocatorio, scritto con i ritmi incalzanti delle trame tipiche di Carlotto, che lascia l`amaro in bocca..purtroppo.
Sabrina Maniero
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Era ieri
Enzo Biagi
Edizioni Rizzoli
304 pg.
17.50 euro
COMMENTI:
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Un libro che e` il testamento di un uomo integro, che ha sempre rifiutato di scendere a compromessi con il potere e che ha sempre seguito ad oltranza la sua morale
“Abbiamo combattuto contro il nazismo e il fascismo, molti hanno dato la vita per la libertà, mai avrei pensato che un giorno nel nostro Paese si tornasse a parlare di epurazione, censura, regime, secessione e si mettesse in discussione la Carta dei Padri della Patria.”
Dopo che, tre anni fa, venne chiusa improvvisamente la trasmissione di successo `Il fatto`, Enzo Biagi torna a far parlare di se` con questo libro che, partendo da quello scandaloso episodio di censura, ci porta alla sua infanzia passata sui monti dell`Appennino emiliano, al sogno di diventare un giornalista, agli inizi professionali durante la guerra battendosi per la giustizia e la libertà. E ancora ci porta agli anni in cui, giornalista affermato diresse quotidiani, periodici, condusse trasmissioni televisive, intervisto` i `grandi` della storia per poter raccontare solo e soltanto la verita`. A questi successi si mescola l`amarezza di questi anni nel vedersi vietata la possibilita` di fare televisione e la tenerezza di alcuni ricordi intimi, legati ai propri genitori, alla moglie scomparsa, alle figlie. Sono pagine dense di significato quelle di questo libro, che ci aiutano a ricordare la storia del nostro passato e a indagare con sguardo critico quella del presente.
Sabrina Maniero
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Il ballo
Irène Némirovsky
Piccola Biblioteca Adelphi
83 pg.
7 euro
COMMENTI:
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Scritto l’anno prima del grande crollo in Borsa e quattro anni prima dell’avvento del nazismo, è il romanzo di un massacro, in cui, anche se non accade quasi nulla, niente si salva
La Némirovsky aveva solo 25 anni quando scrisse questo racconto, e non visse molto a lungo per dedicarsi alla scrittura vista la morte tragica avvenuta ad Auschwitz nel 1942. Era certamente destinata a diventare una grande autrice e lo si nota in questo libretto del 1938 (ma pubblicato solo ora) in cui, con essenzialita`, descrive i sogni infranti di una arrampicatrice sociale. La quattordicenne Antoinette decide di gettare nella Senna tutti gli inviti che la madre, volgare e arcigna `parvenue`, ha stilato per il ballo destinato a segnare il suo ingresso nella brillante società parigina. È una vendetta, che si nutre del dramma di un contrastato rapporto d`amore tra genitori e figli, del risentimento, dell`ambizione, di egoismo e rivalita`. Questo pregevole testo, considerato romanzo, aforisma, libretto o novella, rivela l`abilita` della scrittrice che si muove agilmente in un ambiente grottesco, perfido e disincantato. Se il tema ci conduce alla fine degli anni Trenta, alla sua cultura, alla sua societa`, ai riti e alle sue regole, la storia di Antoinette, adolescente incompresa e sola, puo` benissimo essere collocata in qualsiasi periodo. Ma, nota di maggior rilievo, queste brevi pagine toccano le corde intime, suscitano emozioni.. molto piu` di altri voluminosi romanzi contemporanei.
Sabrina Maniero
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Mira e il Mahatma
Sudhir Kakar
Neri Pozza
288 pag.
15.50 euro
COMMENTI:
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La discussa e tumultuosa relazione che uni` il Mahatma Gandhi all`inglese Madeleine Slade, figlia di un ammiraglio di Bombay, scritta in modo mirabile
Madeleine Slade, appartenente alla vecchia e solida borghesia inglese, decide -dopo una preparazione di un anno- di lasciare Londra e di unirsi a Gandhi trasferendosi nell'ashram sul Sabarmati, ad Ahmedabad, in India, dove il Bapu (padre in indu) vive. Il libro narra la storia dei nove anni – dal 1925 al 1930 e dal 1940 al 1942 – in cui la vita di Madeline (nota anche come Mirabehn) e quella di Gandhi furono intrecciate più strettamente che in qualunque altro periodo del loro lungo sodalizio. La penna di Kahar scorre veloce per quasi 300 pagine e getta uno sguardo inusuale sulla figura venerata di Gandhi. Mira occupera` un posto importante nell`organizzazione dell`ashram e diventera` in poco tempo una persona speciale, sempre vicina al padre dell`India, destinata a soffrire in modo indescrivibile per un amore che la consuma e che non potra` mai completarsi. Basato sulle sterminate lettere che Mira e Gandhi si scrissero, il libro mette a nudo le debolezze di un uomo e una donna che dedicano la loro vita a un ideale.. anche se l`ideale di Mira si rivela ben presto molto `terreno` e legato al bisogno di servire ed essere costantemente vicina alla sua guida spirituale e all`uomo che ama con tutta se stessa. La vita di Mira appare spesso come una grande privazione che la conduce a una solitudine senza fine, a una crescente infelicita` e ad una imposizione di canoni e regole morali pronti a uccidere la sua personalita`, la sua femminilita`, il suo diritto alla `vita`. A tratti impietoso, il libro e` intriso infine di una buona dose di tristezza, anche se non manca il lato `iconografico` relativo alla figura del grande Bapu. Ma come non accorgersi, al di la` della grandezza di Gandhi, degli effetti contrastanti che egli, con il suo esempio, produceva nella cerchia di persone adoranti che lo circondavano! Ne esce il profilo di un essere umano in continua lotta con le sue contraddizioni, trincerato nelle sue ossessioni e nelle sue manie, irascibile in privato ma talmente caparbio e sicuro della forza delle sue azioni e del suo pensiero da trascinare tutto e tutti con se`... nel bene e nel male.
Sabrina Maniero
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La lunga notte del dottor Galvan
Daniel Pennac
Feltrinelli
66 pg
6.50 euro
COMMENTI:
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Ritorna l'umorismo al vetriolo di una grande autore contemporaneo che ripropone, in chiave moderna, un 'malato immaginario' alla maniera di Molière
Esilarante il nuovo romanzo di Pennac che parla del malato dei malati, del caso irrisolvibile, vero rompicapo per i medici del pronto soccorso della clinica universitaria Poustel-Cuoperin. Il protagonista Gérard Galvan era uno specializzando in medicina interna e, a distanza di tempo, nel garage dove ha portato a sistemare l'auto, comincia a narrare della notte da incubo che ha rovinato per sempre la sua carriera. Galvan, ossessionato dal suo biglietto da visita, è un medico forse distratto, tanto da lasciare per parecchie ore in sala d'attesa un signore che sostiene di non sentirsi tanto bene. Dopo lo svenimento del signore, Galvan comincia a visitare il malato che propone un repertorio di sintomi degno del suo simile Argante. Galvan, inesperto e impaurito, comincia a chiamare tutti i luminari dell'ospedale che si adopereranno tutta la notte nel tentativo di salvare questo scomodo paziente. Il finale è a sorpresa... La lunga notte del dottor Galvan è anche uno spettacaolo teatrale di Giorgio Gallione per il Teatro dell'Archivolto, in scena da novembre 2005, con Neri Marcorè.
Il ritmo frenetico del racconto, l'incastro di molti personaggi, fa di questo testo un simbolico 'continuo' con la saga maulasseniana. Questo ospedale però non è un luogo di sofferenza, di morte, ma un circuito chiuso di rappresentazione del grottesco dove medici e medicina cercano di trovare spiegazioni e rimedi in un mondo sospeso tra scienza e idiozia. La scrittura di Pennac emana sempre comicità che nella gran parte dei casi non è fine a se stessa ma può creare disagio e dubbio: si parla di temi scottanti, importanti, ma senza chiudere la storia sotto una cappa di seriosità. L'elemento 'liberatorio' ed 'eversivo' regna anche nei personaggi di questo racconto, rendendo possibile l'irreale.
Sabrina Maniero
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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Mark Haddon
Einaudi
259 pg
16.53 euro
COMMENTI:
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Questo suggestivo giallo con protagonista un bambino autistico è il terzo libro dell’autore inglese Haddon, scrittore e illustratore di libri per ragazzi
La trama è molto semplice: Christopher, un ragazzino ammalato della sindrome di Asperger, scopre che il cane della vicina è stato trafitto da un forcone. Da qui inizia le indagini per smascherare il colpevole e da qui inizia l’avventura del lettore che viene proiettato nel mondo ''particolare'' di Christopher, un mondo in cui il difficile rapporto con gli altri viene mediato da un ordine matematico. Christopher non ama essere toccato, non mangia se i cibi non sono separati nel suo piatto, comincia a urlare se i mobili di casa sono stati spostati, non comprende le espressioni del viso e non sorride: la matematica diventa per lui l’unico mezzo per gestire il caos che lo circonda. Improvvisamente però la sua indagine si trasformerà in un incubo con fuga dalla casa paterna e arrivo a Londra, dove finalmente si metterà in salvo.
La storia è sicuramente banale ma l’autore è veramente abile nel trovare colpi di scena continui e nell’incentrare l’azione solo ed esclusivamente nella mente di un ragazzo autistico, nelle sue fobie, nelle sue paure e nelle sue elucubrazioni matematiche per estraniarsi dalla sconvolgente realtà.
Attraverso Christopher si toccano questioni importanti, come il rapporto tra figli e genitori, tra mondo ''normale'' e mondo ''non normale'', tra dire o non dire la verità. Il romanzo non deve essere considerato un romanzo sull’autismo, non ha nessuna pretesa scientifica. Vuole essere una storia appunto ''romanzata'' di un personaggio antitetico, un’eroe alla rovescia, un ragazzo imperfetto in un mondo esteriormente perfetto.
Il pregio maggiore dell’autore è quello di instaurare con il lettore un solido legame di empatia, di farlo entrare in un romanzo che diventa il romanzo di un ragazzino che indaga come Sherlock Holmes, di rendere ''divertente'' anche ciò che non lo è, di rendere chiari i rapporti così difficili e costruiti che fanno parte della nostra quotidianità. Del resto gli occhi di un ragazzino sono innocenti e ancora di più quelli di un ragazzino ''dissociato''! Tutto questo potrebbe anche sembrare retorica, ma la semplicità della storia –invece che essere il punto debole- diventa il quid che fa la differenza. Perché l’ingenuità, la repulsione per i rumori, per la gente che si accalca in metropolitana, l’intransigenza, l’innocenza di Christopher potrebbero rappresentare per tutti un momento di riflessione costruttiva.
Sabrina Maniero
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Una vita per l'arte
Guggenheim Peggy
Rizzoli
17 euro
COMMENTI:
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La meravigliosa e appassionante autobiografia di Peggy Guggenheim
Nata a New York nel 1898, suo padre è un magnate dell’industria mineraria, morto nel naufragio del Titanic, Peggy si dimostra una personalità esplosiva con una visione artistica particolarmente moderna ed evoluta. Vive a Parigi, immersa nella Lost Generation, dove conosce i più grandi artisti dell’epoca e si sposerà prima con uno scrittore dadaista Laurence Vail, poi con il famoso surrealista Max Ernst. Nel ‘38 apre la sua prima galleria d’arte moderna a Londra, Jeune, dove espone Cocteau. Una donna forte, capace di muoversi agilmente all’interno in un ambiente maschilista e che riesce faticosamente a conservare i suoi quadri durante l’epoca della guerra. Il Louvre, infatti, le aveva rifiutato di tenere le sue opere e le dogane britanniche gliele hanno respinte non considerandole arte. Nel 42 inaugura a New York art Of This Century dove ospita opere europee, ma soprattutto espone e scopre Jackson Pollock. Ma finalmente arriva a Venezia nel 1947, e qui trova un ambiente molto più ricettivo di Londra, New York e Parigi. Attorno alla sua bellissima casa sul Canal Grande, Peggy riesce a creare uno straordinario centro di propulsione per l’avanguardia europea e l’espressionismo astratto americano, riuscendo a circondarsi dei migliori artisti e uomini di cultura dell’epoca. Di giorno gira in gondola con i suoi due cagnolini e la sera intrattiene nel suo splendido palazzo di Venier dei Leoni.
Una donna incredibile, di grande temperamento e fortemente passionale.
Un libro ben scritto, ricco di curiosità e spunti interessanti.
Anna Vestita
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Io non sono pazzo. Splendori e miserie di Salvador Dalì
Pier Paolo Fasanotti, Roberta Scorranese
Il Saggiatore, Milano 2004 pagg. 285
COMMENTI:
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Un genio, spesso un mostro. Un eccellente comunicatore del vero o del falso. Uno sperimentatore infinito. Poche certezze, ma totali, su Salvador Dalì, un uomo estremamente difficile.
Questa biografia di Dalì, scritta a due mani da Fasanotti e Scorranese, inanella, per capitoli tematici, in un modo per la verità a tratti disordinato e frettoloso, aneddoti e punti di vista, dichiarazioni raccolte ad hoc e tratte da archivi storici, interpretazioni di fatti, di comportamenti, di opere e di prese di posizione.
Il lettore è diviso fra l’antipatia per una persona che amava farsi dare dell’antipatico e l’ammirazione per uno dei massimi disegnatori possibili.
''Io non sono pazzo'' dimostra la complessità dell’artisticità di Dalì: un surrealista rinnegato dai Surrealisti, un profondo estimatore del Rinascimento italiano, un illustratore di opere letterarie (Don Chisciotte, dito da Randonm House, Macbeth, per Doubleday, la Divina Commedia per alcune edizioni statunitensi), un costumista, uno scenografo, uno sceneggiatore teatrale e cinematografico (citiamo solo la sua collaborazione con Bunuel per ''Il cane andaluso'' del ’29 e per ''L’età d’oro'' del ‘30; ma anche con Hitchock, per ''Io ti salverò'' del ’44, solo per citarne alcune), un istintivo del packaging e del naming (inventò le etichette dell’aperitivo italiano ''Rosso antico'', della Buton e, improvvisandolo in Flash, il nome di un profumo). Fondatore di quel movimento fortunoso ma non senza adepti che chiamò 'proiettilismo' e della tecnica nota come 'le vasche da bagno', con cui rappresentava i cavalli in movimento, disegnatore d’abiti e di scarpe per conto di Coco Chanel e di Elsa Schiaperelli, suggeritore di acconciature, inventore di un centinaio di oggetti improbabili quanto stupefacenti, vetrinista scabroso quanto originale (si ricordi il famoso quanto controverso – e sfortunato- allestimento della vetrina di Bonwirtt Teller, a Londra, nel 1939), arredatore senza schemi, innamorato degli animali impagliati (leoni, rinoceronti, orsi e teste di bufali ingioiellate) e di composizioni macabre o assurde (manichini stesi in letti di carboni ardenti dalle lenzuola bruciacchiate oppure avvolti nelle piume di gallina, braccia di cera che reggono specchi, bambole dentro uccelliere, macchine stipate di cavolfiori etc).
Ma Dalì è stato anche un talento letterario: un acuto e prolifico saggista e conferenziere, come dimostrano i centinaia di pamphlet e di testi di lezioni e di seminari tenuti. Un esagerato biografo di se stesso (''La mia vita segreta'' del 1942 e ''Diario di un genio'' del ’64). Da quegli scritti autografi (quanto manipolati verso il Superomismo) emerge come non si possa che provare antipatia per il Dalì dell’infanzia e della giovinezza come per quello dell’età d’oro e del primo decadimento.
Si prova estremo fastidio per le dichiarazioni che lo davano terrorizzato dai grilli, dai cani e dalle cavallette, capace di ridere deliziato davanti ai gatti uccisi dal domestico tuttofare di Figueras - il famoso e fedele Arturo- che li afferrava per la coda e li faceva ruotare in aria, fracassando loro la testa contro i muri. Si prova stupore per un uomo dipinto come un ipocondriaco sempre pronto ad inneggiare alla morte e alla bellezza del disfacimento, come un narcisista megalomane ed esasperato, eppure anche come un timido stravagante e per lo più ridicolo, che usava far rizzare a manubrio i baffi, stirarsi i capelli con colla di pesce e liquami di capra. Appare anche come un amico meschino ed infedele (nell’apprendere della morte, per fucilazione, dell’amico carissimo Federico Garcia Lorca, disse 'Olé', e poi commentò che si sentiva molto soddisfatto, come se l’avesse ucciso lui stesso) e come un bestemmiatore pubblico a scopo autopromozionale, come un voltagabbana opportunista e confuso, comunque anticomunista e franchista. Appare come un innamorato del cibo, dei fiori e del sangue (un trittico comune nelle sue opere), ma anche come un uomo asessuato eppure dagli appetiti fisici insaziabili e onnivori - senza citare la doppiezza di molte sue relazioni con uomini d’affari, poeti, pittori e collezionisti, furono probabilmente incestuosi i rapporti con la sorella Ana Maria-. Dalì fu un impotente dichiarato, sempre ossessionato anche dalle rappresentazione estetiche del sesso (è del 1929 il suo famoso ''Il grande masturbatore'', é dei primi anni ’70 la piscina a forma di fallo, fatta costruire su disegno suo nella villa di Figueras) e pronto ad accettare ogni forma di promiscuità.
Al suo fianco; fasanotti e Scorranese rappresentano costantemente una Gala 'frivola e viscida', disordinata e spudorata, calcolatrice, gelida e violenta, specie durante gli ultimi anni di vita.
Eppure si prova ammirazione per un Dalì sempre e comunque legato, pur nel lassismo di costumi che lo caratterizza, a quella donna che condivise, consapevole, con molti altri.
Le ultime pagine del libro dipingono molto enfaticamente come un leone incapace di ruggire, come un povero vecchio sempre più malato, cadaverico, tremolante, triste e lentamente privato della possibilità fisica di creare, che cerca calore umano nella vicinanza e confidenza con Amanda Lear e Vanita Kalashnikov.
Dietro Dalì, un bestiario di tutto rispetto, spesso giornalisti, collezionisti, committenti disordinati, affaristi ed avvoltoi, attori, registi, cantanti, modelli e costumisti, talvolta contadini, pescatori, artisti e pensatori, capi di governo, re e regine. I vari Breton, Bunuel, Lydia, Sabater, Guggenheim, Faucigny Lucinge, Dufresne, Pitxot, James, Eluard, Picasso, Garcia Lorca, Francisco Franco, Juan Carlos, Elisabetta d’Inghilterra...
Sullo sfondo, panorami diversi: la Catalogna, la casa e poi il museo di Figueras, costruito per autoincensarsi, nel 1974, la casa di Port Lligat, presso Cadaques, il castello di Pubol, la villa affittata ad Archachon, a nord di Bordeaux, gli appartamenti a Parigi; i soggiorni in California, a Monterey (il famoso Del Monte Lodge Hotel in cui il pittore dipinse 7 anni), i buen retiro negli alberghi newyorkesi più stellati.
Chiara Durighetto
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Finchè il
cuculo canta
Mauro
Corona
Biblioteca dell'Immagine
pp. 223
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Aria
Cielo Fuoco Acqua Terra. Queste parole, a leggerle in successione
scorrendo l'indice della raccolta di racconti di Mauro Corona,
rivelano già i temi delle storie che andremo a leggere:
storie sempre intimamente legate alle aspre montagne friulane,
alle vette come alle forre, alla vita come alla morte, all'amore
come all'odio.
Corona è scrittore scarno, capace di raccontare con la stessa
semplice efficacia una scalata (Il portiere in montagna), una
storia di paese (La leggenda di Gustìn) o un ricordo d'infanzia
(Il primo camoscio), mantenendo sempre saldo il legame con la
sua terra. Un'opprimente inquietudine sembra attendere però l'uomo
ad ogni angolo di via, alla fine di un sentiero o su di una vetta appena
raggiunta, 'un'ombra lunga della sera che porta alla malinconia e spegne
la grinta': il male oscuro che spezza Il sogno di Valnea. Una
dolente sensazione esasperata dalla vita chiusa dei paesi di montagna,
un segno indelebile che nemmeno la scrittura riesce a nascondere ma contro
cui l'uomo Corona non si stanca mai di combattere. E' questa la forza
interna dei libri dello scultore-scrittore di Erto, in grado di rendere
senza complicazioni, prima solo con la scultura e, dal suo esordio narrativo
con Il volo della martora (Vivalda, 1997), anche con la scrittura,
il significato profondo del vivere nella comunità di cui è figlio.
Davide
Squarcina |
Gli
altri libri di Mauro Corona:
Il
volo della martora
Vivalda, 1997, pp.212,
Le voci del bosco
Biblioteca dell'Immagine 1998, pp. 148
Gocce di resina
Biblioteca dell'Immagine, 2001, pp. 144
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Il
Trentino dei contadini
(1921-1931)
Paul Scheuermeier
Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina
2° edizione
riveduta ed ampliata
pp. 383,
126 fotografie b/n
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"La
Val di Rabbi, nella parte iniziale stretta e non molto bella,
si ammanta poi di boschi, pochi campi, quasi ovunque prati, allevamento.
Gli abitanti vanno a lavorare fuori come segantini, specialmente
in Germania e in America, non in Italia. Sono ancora completamente
orientati verso l'Austria. Un vecchio contadino dal temperamento
baldanzoso, l'anello con l'aquila bicipite al dito, reagisce
irato quando solo gli ricordano gli odiati bédi (così vengono
soprannominati gli italiani)". E' questo lo stile del ricercatore
svizzero Paul Scheuermeier (1888-1973), nel raccontare il risultato
quotidiano delle sue fatiche, del suo lungo girovagare negli
anni '20 tra le valli trentine, per incontrare le comunità contadine
più chiuse e isolate e raccogliere centinaia di informazioni
linguistiche sulle parlate dialettali e sulla cultura materiale.
Nel guardare oggi le fotografie raccolte in questo volume (126 immagini,
92 delle quali inedite, insieme a didascalie che appaiono come monografie
etnografiche in miniatura), si comprende lo sforzo del giovane studioso
di fornire per ogni singola inquadratura il massimo delle informazioni
possibili, evitando ogni concessione al romanticismo, alla nostalgia
ruralista, senza alcuna pretesa antropologica, ma con l'unico scopo di
rilevare parole e cose di quel mondo montano.
Per portare a termine il suo compito Scheuermeier percorse in treno,
in auto e soprattutto a piedi centinaia di chilometri, sempre con il
suo inseparabile taccuino e l'attrezzatura fotografica, raggiungendo
valli e paesi che mantenevano allora una più marcata integrità della
lingua e della cultura materiale: Volano (Vallagarina), Roncegno (Valsugana),
Castelfondo (Val di Non), Piazzola (Val di Rabbi) sono solo alcuni dei
paesi dove il linguista-etnografo ad ogni suo arrivo andava alla ricerca
della persona più adatta che sarebbe poi diventata il suo "informatore" locale.
Da quel momento iniziava il suo lavoro di "raccolta" mirato
alla individuazione e descrizione di ogni genere di oggetto o strumento
utilizzato nelle comunità contadine: ceste, aratri, carri, telai,
forni, stufe, reti per la pesca alla trota, etc.
Insieme alle foto, assumono un grande valore ed interesse anche quaderni,
diari, schede, note di viaggio, disegni, dai quali emerge la figura decisa
di ricercatore e fotografo di Scheuermeier; tra questi documenti uno
scritto pubblicato per la prima volta in forma integrale e che racconta
le esperienze sul campo a partire dal 1919.
Elisabetta Silvestrini, in uno dei saggi che accompagnano il volume,
segnala come "soprattutto negli intervalli della ricerca e negli
spostamenti da un paese all'altro l'autore dia spazio al suo interesse
per le realtà che a mano a mano incontrava, lasciandoci belle
e "vere" immagini ". A noi lettori-osservatori il compito
di provare ad immaginare dietro quei volti di vecchi contadini, giovani
donne e bambini, storie, fatiche e speranze degli abitanti di quelle
contrade trentine dei primi decenni del secolo.
Davide
Squarcina |
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L'altra
sponda adriatica
Francesco
Piazza
Trieste, Istria,
Fiume, Dalmazia
1918-1998: storia di una tragedia annunciata.
Cierre Edizioni
pp. 116
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C'è un
episodio, raccontato in questo ottimo libro di sintesi storica
di recente pubblicazione, che ci ricorda nella sua drammaticità eventi
da scenario mediorientale: il 18 agosto 1946, sulla spiaggia
di Pola, centinaia di giovani partecipano ad una festa organizzata
dalla società nautica "Pietas Julia". Mentre
si balla e ci si diverte all'improvviso scoppiano 28 mine di
fabbricazione tedesca: è una strage nella quale 120 persone
perdono la vita dilaniate dalle terribili esplosioni. La polizia
militare alleata, dopo un'affrettata indagine, concluse che lo
scoppio non era stato accidentale, ma che era impossibile risalire
agli autori della carneficina.
E' solo un fatto, questo, tra i molti richiamati da Francesco Piazza,
che vanno ad accumularsi nella ricostruzione di una pagina dolorosa della
storia italiana, quella appunto delle comunità triestine, istriane,
fiumane e dalmate, protagoniste di una vicenda che solo in questi ultimi
anni si è riusciti a scrostare della patina ideologica che aveva
fatto della vicenda stessa una bandiera storico-politica per alcuni,
alla quale si contrapponevano minimizzazioni e disconoscimenti da parte
di altri, e che aveva reso arduo agli storici affrontare soprattutto
il periodo tra il 1943 e il 1954.
Tra tutti gli eventi ricordati i tragici fatti delle foibe sono ricostruiti,
sulla base delle più recenti acquisizioni storiografiche, attraverso
una puntuale analisi di circostanze e responsabilità; solo un'indicazione,
certo, di un possibile approfondimento, ma un'analisi comunque preziosa
per non scadere nel negazionismo o nel riduzionismo.
L'altra sponda adriatica, quella sponda sulla quale approdarono piroscafi
e motonavi cariche di gente (come i 28.000 italiani di Pola, una città in
venti mesi svuotata dei suoi abitanti), rappresenta un contributo di
chiarezza, quasi un riannodare le fila della storia, una guida, per chi
lo voglia e ne senta la necessità (e non vi è dubbio credo
che vi sia questa necessità, dopo la nascita e l'assestamento
ancora in corso di due nuove entità statali, Slovenia e Croazia),
all'interpretazione di un periodo che ha segnato la storia del nostro
paese. Si potrà provare a comprendere come si arrivò a
quel 10 novembre 1975, giorno in cui ad Osimo si concluse, con il trattato
tra Italia e Jugoslavia, una vicenda che era iniziata nei primi giorni
di un altro lontano novembre, quello del 1918, nella Trieste liberata
dagli austriaci.
Davide
Squarcina |
Approfondimenti:
L'aquila
aveva preso il volo.
Pagine fiumano-istriane dell'ultimo dopoguerra, di Mario Dassovich,
Libreria Editrice Goriziana.
Bora, di Anna
Maria Mori e N. Milani, Frassinelli, 1998, Premio
Rapallo 1999
Racconti di una vita,
di Giacomo Scotti, Lint, 2001 |
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I
monti azzurri
AA.VV.
Biblos edizioni
pp. 199
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Le
immagini di questo volume, presentato dall'editore Biblos e realizzato
in collaborazione con la direzione del Parco, rendono efficacemente
l'aspetto molto vario dell'ambiente naturale delle colline padovane
dove la contiguità di vegetazioni d'ambiente caldo-arido
con altre di carattere montano e submontano rappresenta l'anima
di questa terra. Partendo da queste caratteristiche uniche del
territorio, l'opera (curata nei testi da Sergio Giorato e Francesco
Carraro per la descrizione geologica), propone una suddivisione
in cinque aree tematiche principali: geologia, storia, ambiente,
presenza umana ed architetture. Per ognuna di queste sezioni,
oltre ad un testo di orientamento, sono pubblicate immagini che
definiscono e sviluppano il tema, fornendo un ritratto dal quale
emergono gli elementi di un paesaggio fortemente inciso dall'uomo
nel corso dei secoli.
Trattandosi di un'opera nella quale l'aspetto fotografico è predominante,
non possono non essere segnalate le splendide immagini dei castelli,
come quella che ci mostra il cortile interno del Castello del Catajo
con sullo sfondo il profilo delle colline, oppure la forma inconfondibile
del castello di Monselice; il delicato fiorire degli alberi di pesco
sui quali incombe Rocca Pendice; ed ancora gli scorci dei centri storici
dei paesi insieme alle architetture delle ville patrizie disseminate
su tutto il territorio del Parco. Nonostante qualche foto proposta nella
sezione dedicata all'uomo e la terra risenta della poco spontaneità dei
soggetti ritratti (ed anche in qualche immagine relativa all'importante
attività economica delle acque termali prevale un taglio quasi
promozionale), la raccolta fotografica appare ben bilanciata e soprattutto
pensata per la prima volta con l'intento di dare una visione d'insieme
dell'area collinare.
Inoltre, utile e precisa la sezione finale dedicata agli itinerari nella
quale vengono fornite indicazioni (feste di paese, musei, mostre permanenti),
per conoscere al meglio il territorio; e tra le decine di itinerari possibili,
da segnalare quello che riguarda Arquà Petrarca, un centro che
ha mantenuto la struttura medioevale, e che ospitò il poeta negli
ultimi anni della sua vita: "Il mito del Petrarca determinò un'assoluta
frequentazione dei luoghi in cui visse il poeta [i dolci colli ov'io
lasciai me stesso], prima fra tutti la casa divenuta nel tempo meta dei
pellegrinaggi di uomini illustri e di poeti", il segno del cui passaggio è conservato
in un album che raccoglie le loro firme.
Davide
Squarcina |
Approfondimenti:
Il
Parco Regionale dei Colli Euganei cura una collana di pubblicazioni, I
Quaderni di educazione ambientale, utile per approfondire
la conoscenza dell'area protetta. Sono disponibili: Memoria
del paesaggio, Tracce e segni degli
animali, Il bosco, Piante
estinte e rare.
Escursioni
nei Colli Euganei di
Aldo Pettenella, Cierre Edizioni,
Alta
Via dei Colli Euganei,
dell'Associazione Giovane Montagna. I 42 km dell'Alta
Via e i suoi sentieri d'accesso. Guida di 64 pagine,
foto e carta a colori,
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